PAOLO FERRARIO

VIRGILIO FIDANZA


FRAMMENTI::: 29 aprile-9 maggio 2009:::

Documentazione della mostra/installazione allestita presso lo spazio mostre del

distaccamento arti visive del L.A.B.A. - Libera Accademia di Belle Arti - di Brescia.


(17 foto e 3 brani audio ripetuti in loop, distribuiti nella sequenza di stanze 2, 3 e 4 :

l'audio è percepito con una leggera sovrapposizione dei 3 brani.

+ un filmato con musica ripetuto ad anello, posto nella stanza 1).


< Virgilio Fidanza nelle sue fotografie allestisce una vera e propria

scenografia dell’attesa: i soggetti-oggetti protagonisti sono due

ipotetici sposi cristallizzati nell’e terna unione di una stretta

immobile e incantata. Eppure l’amorosa quiete dell’abbraccio

continuamente viene meno e il sogno di unione totale con l’essere

amato progressivamente si frantuma: si avvicendano sulla scena ombre,

forme evanescenti ritratte su pagine di libro e temibili uccellacci.

Il discorso amoroso si traduce così nella formula irreversibile del

“fin che morte non ci separi” che per ironia della sorte realmente

si concretizza nella scissione degli sposi al momento della loro

singolare fine. Il titolo “frammenti” allude così al coreografico

vocabolario amoroso del libro Frammenti di un discorso amoroso

di Roland Barthes.


Il suono, la musica e soprattutto le "unità musicali minime portatrici di significato" (i

"musemi" , secondo il semiotico/musicologo P. Tagg) sono utilizzati da Paolo Ferrario

come moltiplicatori del senso che le immagini di Fidanza portano con sé...

Composizone originale, assemblaggio di ricordi in forma di rumore, frammenti

musicali e semplici suoni evocativi costituiscono, propongono il mondo, interpretandolo

e (ri)costruendolo attraverso il suono... , invitano il visitatore a ascoltarlo e scoprirlo...


Così arte musica e suono divengono strumento privilegiato e arma infallibile per

dominare non solo il mondo intero ma per catturare illimitati mondi possibili.


Nell’atto creativo si crea sempre una rottura con il familiare, un

esilio dalle strade del già visto e del già conosciuto. Ma l’atto

creativo - come afferma Massimo Recalcati nel suo libro "Il miracolo

della forma" - implica necessariamente una memoria storica del

familiare, un’eccentricità rispetto a questa memoria: è questa

dimensione straniante che i due autori ricreano in mostra:

un sentimento che oscilla senza sosta tra il ricordo l’amnesia e l’inaspettato.>


(per parte di questo testo si ringrazia Ludovico Dolzanelli del L.A.B.A.)


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

< VISITA ALL'INSTALLAZIONE: Stanze 1, 2, 3 e 4